Economia turismo 

Natale e San Silvestro, prenotazioni ancora da piena bassa stagione. Genova punta sul Capodanno in piazza

Occupazione alberghiera ancora contenuta per le feste, ma con buone prospettive per la notte di San Silvestro. Gazzolo (Confindustria Alberghi): «Anno positivo, ma di assestamento, servono meno proclami e più promozione strutturata»

Per gli alberghi genovesi il ponte dell’Immacolata è stato un fine settimana “di transizione”: tra il 50 e il 60% di camere occupate, un dato coerente con la tradizionale bassa stagione di dicembre ma ben lontano dal tutto esaurito. «Siamo in un momento di tranquillità – spiega Laura Gazzolo, referente del settore alberghiero di Confindustria Genova –. È stata una buona annata, non negativa, ma dopo anni di crescita forte fino al 2024 il 2025 è stato più un anno di assestamento».

Dicembre, ricorda Gazzolo, è un mese storicamente debole anche in molte altre città d’arte: «La bassa stagione esiste ovunque, anche a Firenze. Il tema è come provare a riempirla, puntando su un clima che a Genova resta mite e consente di lavorare anche fuori dai periodi di punta».

I numeri delle festività e il nodo dei “proclami”

Secondo le stime diffuse dall’assessorato regionale al Turismo, per Natale e Capodanno la Liguria registrerebbe già ora una percentuale media dell’85% di occupazione delle camere nella notte tra il 24 e il 25 dicembre, destinata a salire al 93% tra il 31 dicembre e l’1 gennaio. Per Genova le previsioni parlano di un 73% a Natale e di un 88% a Capodanno.

Numeri che però Gazzolo invita a maneggiare con cautela, soprattutto quando vengono comunicati con troppo anticipo: «Non so come siano stati raccolti, a noi nessuno li ha chiesti: se non si interpellano le strutture più grandi, i quattro e cinque stelle, è difficile avere un quadro reale. Annunciare percentuali così precise in anticipo è controproducente: se vogliamo lavorare seriamente, prima di tutto bisogna fare promozione, non auto-celebrarsi».

Per la rappresentante di Confindustria, la vera sfida è comunicare la qualità dell’offerta, più che la presunta saturazione delle camere: «Dire “come siamo bravi” non è promozione. Funziona molto di più dire e mostrare “come siamo belli” e continuare a investire sull’immagine della regione».

Genova, nuovo dialogo con il Comune e attesa per le grandi mostre

Sul fronte cittadino, Gazzolo guarda con favore al cambio di passo dell’amministrazione: «Con il nuovo assessorato al Turismo si è aperto un dialogo che giudichiamo positivo: è un assessorato aperto, fattivo, che guarda ai numeri veri. Questo per noi è fondamentale».

All’orizzonte c’è anche il tema dei grandi eventi culturali: «Palazzo Ducale per il 2026 sta preparando un’offerta importante, una grande mostra “vera”: sono iniziative che possono fare davvero la differenza anche per l’ospitalità».

Non manca però una riflessione critica sull’ultimo anno: «Abbiamo un po’ sofferto il passaggio di amministrazione comunale, c’è stato un buco temporale in cui una programmazione più strutturata avrebbe aiutato. È su questo che dobbiamo crescere».

La DMO che non c’è (ancora) e la necessità di un sistema professionale

Uno dei nodi centrali, secondo Gazzolo, resta la creazione di una DMO (Destination Management Organization) per Genova: «È da anni che chiediamo un sistema di promozione e accoglienza turistica professionale. Non può essere demandato solo agli uffici del Comune, che fanno molto, ma che per natura e struttura non possono coprire tutto».

Il percorso verso la DMO si è complicato anche per l’incertezza sul perimetro territoriale: «Il lavoro si è bloccato perché non era chiaro se Genova dovesse muoversi da sola o dentro un sistema con la Città Metropolitana. Noi continuiamo a pensare a un modello misto pubblico–privato, che aiuti a promuovere, organizzare e monitorare quello che accade sul territorio: cosa è successo, cosa sta succedendo e cosa succederà».

Un turismo cambiato: meno settimane fisse, più flessibilità e digitale

Sullo sfondo delle discussioni locali c’è un quadro nazionale in trasformazione. «Il turismo non sta andando bene solo a Genova – ricorda Gazzolo –. In tutte le città italiane, dopo il Covid, c’è stata una forte ripresa: abbiamo recuperato i livelli del 2019, ma nel frattempo è cambiato quasi tutto».

È cambiato il modo di andare in vacanza e di viaggiare per lavoro, sono cambiati i canali di prenotazione e le aspettative: «Il turismo dell’ombrellone prenotato per una settimana, tranne qualche famiglia affezionata, quasi non esiste più. Oggi le persone vogliono libertà: un giorno qui, un giorno altrove, esperienze differenti. Di conseguenza l’offerta deve evolvere: non basta più avere la camera, serve poter prenotare la spiaggia digitalmente come si fa con gli hotel, costruire pacchetti flessibili, essere sempre al passo. Se non ci adeguiamo, rischiamo di perdere treni importanti».

Natale ancora timido, Capodanno in crescita

E Genova, sul piano delle prenotazioni, dove si colloca in questo scenario? «Per Natale i numeri restano bassi, ed è normale che sia così – osserva Gazzolo –. Genova non è mai stata una città “forte” sul Natale. Ma qualcosa sta cambiando: sempre più persone scelgono di passare il 25 dicembre fuori casa, cosa che in passato era rarissima».

Questo si riflette anche sulle proposte degli alberghi: «Molte strutture hanno iniziato a organizzare il pranzo di Natale, un servizio che prima quasi nessuno offriva. La gente ha più voglia di uscire, di non rimanere chiusa in casa con il solo pranzo in famiglia».

Se per Natale le prenotazioni «si muovono lentamente, come tutto in questo periodo», per Capodanno le aspettative sono più alte: «Quest’anno c’è un grande evento di piazza, un concerto di un gruppo italiano che è primo in Italia per numeri ai live: è esattamente il profilo che chiedevamo fin dall’inizio del tavolo sulla tassa di soggiorno, un appuntamento con respiro ampio».

Le prenotazioni per la notte del 31 dicembre, pur in un contesto di bassa stagione, «sembrano andare nella direzione giusta», anche se Gazzolo mantiene il profilo basso: «Abbiamo buone prospettive per Capodanno, buone per quanto può esserlo una bassa stagione. Ora la priorità è continuare a lavorare sulla qualità dell’offerta e sulla promozione, più che sui proclami».


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